giovedì 5 settembre 2013

I miei mrtedì col professore - Mitch Albom

IL LIBRO IN PILLOLE: delicato e intenso



Io che mi appresto a leggere il romanzo:


Il duro atterraggio dopo aver capito di che libro si tratta:


Non perché non mi sia piaciuto, anzi!! E' un romanzo molto bello e delicato; ma perché non avevo proprio capito quale fosse il tema e mi aspettavo tutt'altra storia.
La mia mente contorta si prefigurava una giovane studentessa universitaria che intraprendeva un flirt con un suo professore (giovane e aitante, ovviamente :D).. Insomma una storia leggera, un po' frivola e pure civettuola.
Inizio a leggere e il protagonista, da come parla, mi sembra tutt'altro che una giovane ragazza.. Insospettita, al primo pronome al maschile che ho incontrato ho deciso di superare la pigrizia maxima che da sempre mi accompagna e di leggere la trama..
Addio alla storia frivola e scacciapensieri -_-
Lo so, è un problema :D
Però il titolo è ingannevole, ecco!!

E' un romanzo davvero breve (meno di duecento pagine) ma assai bello e a tratti toccante.
E' la storia di un uomo, un professore, che sta morendo lentamente, dolorosamente e in modo angosciante e che vede il suo corpo disfarsi lentamente a causa della SLA, la sclerosi laterale amiotrofica.
A dispetto della sua situazione e del suo diritto a compiangersi, a deprimersi e a lasciarsi andare, Morrie non fa nulla di tutto ciò.
Vive la sua malattia quasi come una "fortuna" asserendo che in questo modo può sistemare tutti i suoi conti in sospeso, può andarsene senza rimpianti e dispensare consigli e perle di saggezza a tutte le persone che vanno a trovarlo.
Perché Morrie è una persona straordinaria. Un professore di sociologia non interessato meramente ai voti, alla disciplina o alla condotta.. Lui prende a cuore i suoi studenti come fossero figli suoi, gli dedica il suo tempo anche dopo la scuola, li ascolta, li consiglia, li aiuta al punto che, nel periodo della guerra in Vietnam, decide di dare a tutti i ragazzi i massimi voti per aiutarli a chidere il rinvio della leva.
Insomma, una persona davvero speciale, un insegnante come se ne incontrano pochi.. Ho invidiato tantissimo Mitch, narratore della storia e "ultimo studente del professore" per l'opportunità di aver conosciuto Morrie e aver condiviso con lui tante esperienze, di essere stato guidato e ottenuto tanta fiducia.. :))
Seppur molto breve, il romanzo mi ha a tratti emozionato e altre volte scosso parecchio: ch più di una persona in punto di morte può capire la futilità di alcune nostre azioni, di alcuni desideri materiali e di alcuni obiettivi che ci poniamo? Mi è piaciuta molto la sua riflessione su come tutto, alla fine, si riduca all'amore e all'affetto. Certo potrebbe sembrare "facile" e "scontato" detto da una persona che non ha più niente se non l'affetto della sua famiglia e dei suoi amici, nemmeno il controllo del suo corpo.. Una persona giovane DEVE avere obiettivi, desideri, sogni.. Però è anche vero che spesso nella nostra infaticabile ricerca alla macchina nuova, ai risultati accademici o semplicemente nella nostra routine non siamo poi così contenti.. e' sciocco se rapportato al tema del libro, ma le parole di Morrie che il protagonista sente come uno schiaffo, hanno colpito allo stesso modo anche me. Mi sono messa a pensare di come io abbia deciso di dedicarmi anima e corpo all'università per conseguire ottimi risultati e abbia lasciato poco spazio a tutto il resto.. Insomma, fino a qualche tempo fa l'idea di essere fuori corso mi terrorizzava.. Ora la cosa non è più così terribile, ecco :D

E' stato bello leggere di tanta positività, di tanta pacifica rassegnazione e al contempo di lotta contro la malattia a livello psicologico. Morrie è lì, che pian piano è costretto a rinunciare alle attività che ama (come ballare) ad usare il bastone, poi il deambulatore per poi non camminare più. A perdere l'uso dei muscoli delle gambe e poi quello delle braccia, ad essere costretto su una poltrona e non riuscire più a fare nessuna cosa da sé alla mercé di infermieri e badanti.. Eppure.. Eppure non perde mai il sorriso, ha una parola gentile per tutti e non si lascia cadere nella depressione.

Mi è piaciuta anche l'impostazione dei capitoli: Mitch, studente di Morrie, dopo 16 anni lo va a trovare (dopo che era comparso in un programma tv per la sua malattia) e inizia l'ultimo "corso del professore". I capitoli sono quindi una parabola di un corso universitario.. Detto così non rende, ma è carinissimo!

Certo, il libro non è perfetto, ci sono tante ripetizioni e spesso le cose sono un po' messe lì senza un senso.. Ma decisamente merita un'oretta o due di attenzioni :))

il mio vecchio professore era strabiliato dalla normalità di quanto vedeva intorno a sé. Non dovrebbe fermarsi il mondo? Non sanno quel che mi è capitato? Ma il mondo non si era fermato, era rimasto completamente indifferente e, mentre apriva fiaccamente la portiera della macchina, Morrie si era sentito sprofondare in un baratro.

Nonostante quel che gli stava accadendo, aveva la voce amabile e forte, e la mente che vibrava di mille pensieri. Era deciso a dimostrare che la parola “morente” non era sinonimo di “inutile”.

Mi tuffai invece nel lavoro, mirando a ottenere dei risultati, poiché con i risultati credevo di poter controllare le cose, di riuscire a incamerare fino all’ultima briciola di felicità prima di ammalarmi e morire, come mio zio prima di me, e come immaginavo fosse il mio destino naturale.

Cerco una mia identità di duro, ma è la tenerezza di Morrie ad attirarmi e, visto che non mi considera un ragazzino che cerca di essere qualcosa di più di quel che è, con lui mi rilasso..

Non è stretto nei voti; non è affatto fiscale. Un anno, raccontano, durante la guerra del Vietnam, Morrie aveva dato i massimi voti a tutti i suoi studenti maschi per aiutarli a ottenere il rinvio della leva.

Comincio a chiamare Morrie “Mister”, com’ero solito chiamare il mio allenatore di atletica leggera al liceo. Il soprannome gli piace. “E va bene”, acconsente. “Sarò il tuo allenatore. E tu sarai il mio atleta. Parteciperai a tutte quelle belle gare della vita per le quali io sono ormai troppo vecchio.”

Non so perché mi aveva accolto con tanto calore. Non ero più quel promettente allievo che aveva salutato sedici anni prima. Se non fosse stato per Nightline, Morrie avrebbe potuto morire senza più rivedermi. Non avevo scuse valide per questo, tranne quella che noi tutti abbiamo di questi tempi. Ero troppo assorbito dal canto delle sirene della mia vita. Troppo occupato.

Avevo barattato una montagna di sogni per un salario cospicuo e non me n’ero mai accorto.

“Ti ho parlato della tensione degli opposti?” mi fa lui. La tensione degli opposti? “La vita è una sorta di tiro alla fune. Vorresti fare una cosa, ma sei costretto a fare qualcos’altro. Qualcosa ti fa male, eppure tu sai che non dovrebbe. Prendi per scontate alcune cose, pur sapendo che non c’è nulla di scontato. “La tensione degli opposti, come un elastico che si tira. E quasi sempre stiamo da qualche parte, nel mezzo.” Sembra un incontro di pugilato, commento io. “Già, un incontro di pugilato”, ride lui. “Ecco, potresti proprio descrivere la vita così.” Chi vince, domando io? “Chi vince?” Mi sorride, e gli si formano le rughe intorno agli occhi, gli si scoprono i denti storti. “Vince l’amore. L’amore vince

Chiesi a Morrie se si autocommiserava. “Qualche volta, alla mattina”, mi rispose. “È il momento dei rimpianti. Mi tocco il corpo, muovo le dita e le mani – tutto quel che ancora posso muovere – e rimpiango ciò che ho perduto. Mi rattristo per il modo lento, insidioso in cui sto morendo. Ma poi smetto.” Così, semplicemente? “Mi concedo un bel pianto, se ne sento il bisogno. Ma poi mi concentro su tutte le cose positive che sono ancora nella mia vita. Sulle persone che vengono a trovarmi. Sulle storie che sentirò. Su di te… se è martedì.

“È orribile vedere il mio corpo che avvizzisce lentamente e si riduce in niente. Ma è anche meraviglioso perché ho tutto il tempo per i commiati.” Sorrise. “Tanta fortuna non capita a tutti.” Lo studiai con attenzione, lì nella sua poltrona, incapace di stare in piedi, di lavarsi, d’infilarsi i calzoni. Fortuna? Aveva proprio parlato di fortuna?

Vedo accadere certe cose e mi prende un senso di angoscia. Cosa farò senza poter usare le mani? Che succederà quando non potrò più parlare? Non mi preoccupa poi tanto non riuscire più a deglutire: mi nutriranno con un tubicino, dov’è il problema? Ma la mia voce? Le mani? Sono una parte di me tanto essenziale. Io mi esprimo con la voce. Gesticolo con le mani. È così che posso dare qualcosa alla gente.”

Koppel immaginava i due uomini vicini, un giorno, uno incapace di parlare, l’altro di udire. Come sarebbe stato? “Ci terremo per mano”, disse Morrie. “E ci sarà una forte corrente di affetto tra di noi. Siamo amici da trenta- cinque anni, noi due. Non c’è bisogno di parlare o di ascoltare, in un’amicizia così.”

“Che cosa farai da grande?” Fu solo per eliminazione che il miglior professore che io abbia mai avuto divenne insegnante.
“Tutti sanno che si deve morire, ma nessuno ci crede.”

Mentre c’è un approccio migliore. Ammettere che si deve morire, ed essere preparati in ogni momento. In questo modo ci si può impegnare di più nella vita mentre la si vive.” Come si può essere preparati a morire? “Facendo come i buddhisti. Ogni giorno avere un uccellino sulla spalla che ti chiede: ‘È oggi il giorno? Sono pronto? Sto facendo tutto quel che è necessario fare? Mi sto comportando come la persona che voglio essere?’” Volse il capo a guardarsi la spalla, come se l’uccellino ci fosse davvero.

E affrontare la morte cambia tutto? “Eccome. Si strappa via la roba inutile e ci si focalizza sull’essenziale. Quando ti rendi conto che stai per morire, vedi tutto sotto una luce molto diversa.”
Morrie credeva nella bontà innata delle persone. Ma vedeva anche quel che potevano diventare.

E l’anchorman, di solito tanto impassibile, aggiunse: “Se non vuoi farlo, Morrie, va bene lo stesso. Io verrò comunque a salutarti”.
“Ted, questa malattia vuole abbattere il mio spirito, ma non lo vincerà. Avrà il mio corpo, ma non avrà il mio spirito.”

4 commenti:

  1. credo di doverlo leggere..è vero che dobbiamo vedere le cose più in prospettiva..lo leggerò

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    1. Vero, a me ha scosso molto (in senso positivo) e al contempo è comunque "leggero"! :)

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  2. Posso immaginare il tuo sconcerto, visto quello che ti aspettavi e quello che è il libro.
    La sla è terribile, se l'autore è riuscito a non renderlo un libro pesantissimo e tremendo ha tutto il mio rispetto.

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    1. Un po' è colpa mia che non leggo le trame, un po' la copertina super allegra ha fatto la sua parte eheh :D

      Sì guarda, aveva tutte le carte in regola per essere uno di quei libri da magone.. Però si è concentrato sull'aspetto psicologico del professore, mi è piaciuto :)

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