martedì 31 dicembre 2013

Fiori per Algernon - Daniel Keyes

IL LIBRO IN PILLOLE: si perde un po' al centro della storia, ma merita!!



Mi trovo parecchio in difficoltà a scrivere questa recensione, da una parte perché mi è stato caldamente consigliato da un’amica che ne ha tessuto grandi lodi e in parte perché sono parecchio confusa. Insomma di getto non saprei dire se prevalga la sensazione di stupore per l’audacità dell’opera (scritta a metà degli anni ’60.. Ma non temete, è tremendamente moderna e attuale!) e per tutti gli sviluppi che ci sono nel corso della storia o di mero fastidio e insoddisfazione per il personaggio narratore, Charlie, che non è riuscito a farmi affezionare a lui e mi ha anzi lasciato parecchio indifferente. Se Charlie fosse stato un personaggio più facile da amare, più nelle mie corde.. il libro sarebbe stato perfetto e senza dubbio mi avrebbe spezzato il cuore!
Ma procediamo con ordine.
La storia è raccontata sotto forma di diario di Charlie, un ritardato mentale che decide di sottoporsi all’operazione perché da sempre ha un forte desiderio di essere come gli altri, di poter parlare di tutto e “avere tanti amici”.
I dottori che si occupano del progetto gli chiedono di scrivere un rapporto quotidiano con i suoi pensieri, le sue sensazioni e tutto ciò che gli accade.. I rapporti iniziano prima dell’operazione e sono scritti in modo elementare, con frasi sconnesse, piene di errori e pensieri abbastanza base.
Forse è la parte che mi è piaciuta di più, la più commovente.. Charlie ha 32 anni e un’intelligenza di un bambino, dalle sue parole entusiaste molto spesso ho fatto caso a cose che magari davo per scontato.. Tenerissimo (anche se parecchio doloroso), è leggere i suoi pensieri sui colleghi di lavoro che egli considera amici: sono in realtà persone abbastanza meschine che non perdono occasione di burlare il povero Charlie, il “deficiente” che ride sempre.. Mi ha fatto un po’ male essere uno spettatore silenzioso di questa cattiveria, devo ammetterlo.. E ogni tanto ero felice che Charlie non potesse capire che la gente non rideva CON lui ma DI lui.. Insomma, occhio non vede, cuore non duole.
Dopo l’operazione Charlie pian piano inizia ad essere sempre più intelligente e cambia dunque la natura dei suoi rapporti quotidiani (che diventano articolati, ben scritti e variegati) così come la percezione della realtà; si rende dolorosamente conto di quanto in realtà sia stato trattato male in precedenza, di quanto venga considerato una mera cavia dai dottori che si occupano dell’esperimento e non di un essere umano e soprattutto di come l’intelligenza non porti automaticamente ad avere amici ma anzi, viene allontanato da tutti perché mette a disagio.
Con la nuova intelligenza torna anche la memoria della sua infanzia.. Dolorosa come un pugno ben assestato, non c’è che dire. Tutti i vari ricordi che Charlie racimola mi hanno messo una tristezza e un’angoscia d’animo.. La madre di Charlie, che persona orrenda!
Da una parte, durante la lettura, ho quasi sperato che Charlie non si fosse sottoposto all’operazione e che fosse vissuto nella beata ignoranza della stupidità senza dover affrontare contemporaneamente i dolori e le sfide del presente e quelle del passato che prepotenti si ripresentano..
Qui mi sono un po’ disaffezionata a Charlie, un po’ per i suoi modi di fare e un po’ per l’intera vicenda che mi è sembrata parecchio sopra le righe, senza un senso logico.. Non è riuscita a coinvolgermi, ero parecchio lontana :(
Oltrettutto non vedevo una via d’uscita dalla situazione che si era creata durante tutta la storia, quindi.. Niente, il finale non mi ha né sorpreso né fatto perdere qualche battito cardiaco. Semplicemente, è successo l’inevitabile, quello che mi aspettavo da metà libro..
Sì, sono una brutta persona, cinica e senza cuore. Lo ammetto!!
Il titolo si riferisce ad Algernon, topolino a cui per primo viene fatta l’operazione.. Non dico nulla per non fare spoiler spaventosi.. Solo che il titolo a me ha messo un po’ la pulce nell’orecchio circa l’esito del romanzo! Un po’ mi ha fatto tenerezza, ma è talmente poco presente che non mi ha lasciato molto :/
Per essere un romanzo di uasi 50 anni fa è davvero notevole.. Anche perché pur presentandosi come romanzo in realtà è uno sci-fi un po’ sui generis..!

Anche se non sembra, io lo consiglio! Non mi ha colpito al cento per cento, è vero.. Ma mi ha dato tanto, mi ha fatto riflettere e spesso mi ha intenerito.. Per di più l’idea è davvero fenomenale!

2 commenti:

  1. Bella recensione, soprattutto per il "tipo"... sono i libri più difficili, quelli che non convincono al 100% né in un senso né nell'altro. Sembra sempre che si stanno stroncando anche quando non è così @_@

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    1. :)) Grazie!
      Vero? infatti mi trovavo in super difficoltà.. Che poi magari inizio a scrivere una cosa che non va e finisco per chiudermi con ciò che non mi è piaciuto ahahah! :D

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