giovedì 22 gennaio 2015

Le Irregolari - Massimo Carlotto

IL LIBRO IN PILLOLE: Crudele, doloroso, ma fondamentale!



Il romanzo mi ha fatto fisicamente male e più volte ho dovuto interromperne la lettura.. Quando l'ho finito mi sono chiesta come sia possibile che dei Desaparecidos in Argentina, se ne sappia così poco: parlo per la mia generazione non avendo modo di fare confronti con chi questo periodo l'ha vissuto, ma chiedendo in giro nessuno dei miei amici mi ha risposto: "Sì, ho presente, che vergogna!". Niente, l'oblio.. Il testo di Carlotto dovrebbe essere obbligatorio nei licei, o quantomeno fortemente raccomandato!
Io stessa l'ho letto sotto consiglio di un'amica e perché con Carlotto avevo già avuto una buona esperienza ("Arrivederci amore ciao", anche se i due romanzi sono completamente diversi), altrimenti anche io sarei rimasta ignorante :/

Carlotto compie un viaggio in Argentina per scoprire di più su suo nonno che qui vi ha passato una parte della sua vita e finisce per conoscere il 'movimento' delle nonne e delle mamme di Plaza de Mayo, le "Irregolari": sono le nonne e le madri dei desaparecidos del periodo della dittatura argentina (fine anni '70/inizio anni '80) che cercano di scoprire la verità sui loro figli e nipoti e lottano per veder riconosciuti i crimini commessi in quegli anni. L'Horror tour di cui parla è quello che compie sera dopo sera visitando le case dei desaparecidos e - forse ancora più inquietante - di tutti i personaggi del potere che hanno compiuto stragi e porcate, la maggior parte dei quali ancora al potere.
Anche per il lettore è un tour dell'orrore, un tour che alla fine di ogni tappa ci fa sentire sporchi, cattivi, 'non abbastanza'.
Molte storie sono simili, con torture, uccisioni, cancellazione della memoria, schifezze imperdonabili.. Eppure mi è pianto il cuore per ognuna di loro, impossibile non essere scossi per queste povere anime! Scossa, certo, ma anche arrabbiata, disgustata, senza parole e d'altro canto ammirata e fiera delle Irregolari: donne forti, coraggiose, che non si lasciano intimidire dalla violenza fisica e verbale dei militari.. Il mondo avrebbe bisogno di più persone come loro!

Temo di fare un torto al libro con il mio blablabla.. Vi lascio alcuni passaggi che mi sono segnata con il consiglio di rimediare il libro e seguire per voi stessi l'horror tour..

"Quando mi vennero a prendere, una giudice mi disse che dovevamo parlare" mi spiegò Elena, passando il dito sul bordo della tazza. "Io sapevo già di essere stata adottata e quando lei mi raccontò che mio papà e mia mamma non mi avevano abbandonato, come mi era stato detto, ma che erano stati sequestrati, volli sapere due cose: se quelli che io avevo chiamato mamma e papà fino a quel momento ne erano a conoscenza e che cosa era successo esattamente ai miei veri genitori".

"Sono più di vent'anni che cerco di avere sue notizie, ma finora non ho trovato né una traccia, né un testimone. Capisce cosa voglio dire?". Non attese la mia risposta e continuò: "E' un inferno vivere così. La dittatura continua a torturarci, noi famigliari, ininterrottamente da vent'anni. Nemmeno il nazismo è arrivato a tanto: alle famiglie degli oppositori politici eliminati veniva sempre comunicato il decesso.

"Lo definiscono il tema del duelo, del lutto" spiegò ancora Paz. "Se una madre può stringere tra le braccia, seppellire e piangere il figlio assassinato, riesce a farsene una ragione e a vivere il lutto. Ma se il figlio è desaparecido morto chissà come e sepolto chissà dove, allora la madre non riesce a razionalizzare il lutto e la vita è un dolore continuo…

Quando trovavano dei bambini, se non erano morti durante la sparatoria iniziale portavano via anche loro. Raramente li lasciavano ai vicini, o li abbandonavano per strada, oppure davanti ai portoni degli ospedali o degli orfanotrofi. Se erano neonati o molto piccoli, li vendevano o li regalavano a famiglie di militari e poliziotti che non potevano avere figli. Quando però la patota sequestrava una donna incinta, il cattolicissimo esercito argentino, con un controllo medico costante perché non morisse o abortisse a causa delle torture, si premurava di tenerla in vita fino al parto per poi strapparle il neonato partorito su qualche tavolaccio o lurido pavimento di una cella e regalarlo o venderlo al miglior offerente. C'era addirittura un tariffario. I prezzi variavano a seconda della bellezza della madre e del suo stato sociale…". "E poi?". "A quel punto la madre veniva eliminata. Come tutti gli altri". "E le donne sapevano che avrebbero fatto quella fine?". "Sì. Incredibilmente i casi di aborto furono davvero pochi. Sopportarono tutto con grande coraggio, attaccandosi alla vita con le unghie pur di portare a termine la gravidanza. Dare la vita a quei bambini era il loro testamento. Un atto d'amore… E di ribellione…".

La tortura più diffusa era la picana, amorevolmente chiamata dai golpisti "la piccola Lulù": elettrodi applicati su tutto il corpo. A un certo punto i sequestrati da interrogare furono così tanti che si dovette inventare la picana automatica, una rete di metallo dove veniva legato il prigioniero che riceveva una scossa elettrica di tre secondi ogni tre secondi per tre ore. Quasi tutte le donne e buona parte degli uomini subirono sevizie sessuali, i militari argentini reintrodussero l'impalamento che i conquistadores avevano soppresso nel 1558.

I militari e i loro complici ci disprezzavano, ci chiamavano pazze e ci bastonavano appena possibile. La società argentina fingeva di non accorgersi di noi perché non ci comportavamo come tutte le altre donne. Eravamo considerate, come dire, irregolari, perché avevamo deciso di non accettare la morte dei figli e il rapimento dei nipotini.Molti arrivarono alla crudeltà di tentare di convincerci che non era giusto "traumatizzare" i bambini restituendo loro la vera identità al costo di scoprire che i loro genitori naturali erano stati barbaramente assassinati.

"La verità sulla ESMA si seppe grazie a un errore dei militari" raccontò ancora Santiago. "Dimenticarono di eliminare un testimone veramente scomodo: Victor Melchor Basterra. Era rimasto nel campo quasi cinque anni; per non morire aveva collaborato lavorando in un laboratorio di falsificazione dei servizi. Tra il materiale a sua disposizione c'era una macchina fotografica che adoperò clandestinamente per documentare la vita all'interno del campo. Un anno dopo la sua liberazione si presentò alla commissione governativa che indagava sui desaparecidos con una quantità impressionante di prove inconfutabili. Ovviamente non servì a nulla. La democrazia si affrettò a varare due leggi: la prima detta della "ubbidienza dovuta", che sancì l'impunità per il personale militare fino al grado di colonnello; l'altra, chiamata del "punto finale", a protezione degli ufficiali superiori, pose il divieto di istruire nuovi processi".

"E tu in che campo sei finita?" domandai cauto. "El Banco. Con mio marito" rispose stancamente. "Quando lo torturavano riconoscevo le sue urla. Duravano esattamente il tempo delle scosse elettriche: tre secondi. Alla fine un urlo durò più a lungo… capii che me lo avevano ammazzato".

A pagina undici trovai il pezzo, intitolato "Accumulando delitti". Luis Abelardo Patti era un delinquente confesso che durante la dittatura si era macchiato dei peggiori crimini: sequestri, omicidi, stupri e torture, ma come tutti gli altri era stato amnistiato. Oggi, poteva ancora ricoprire l'incarico di intendente di polizia, solo grazie all'esplicita protezione del presidente Menem e del governatore Duhalde. Si vantava con la stampa di torturare i sospetti e di tenere in cella di sicurezza imputati minorenni fino a quindici giorni, prima di avvertire il giudice.

8 commenti:

  1. Conosco la storia dei desaparecidos, anche se più quelli del Cile rispetto a quelli argentini, soprattutto grazie a Sepulveda che è cileno e alla tortura è sopravvissuto.
    Ricordo quando finii per vedere Missing con mio padre (che a volte aveva idee molto particolari su cosa bisognasse far sapere ad un bambino, e quando), e sì: sono storie che fanno fisicamente male.
    Sul perchè non se ne parla tanto... sarò io per le toerie del complotto, ma che almeno in Cile tutto sia successo perchè gli americani hanno finanziato il colpo di stato militare perchè non volevano un governo di sinistra (eletto dal popolo) per me ha fatto sì che la cosa non fosse insabbiata, ma molto messa da parte sì. Puoi saperlo, se ti informi. E in quanti vanno ad informarsi sulla storia dell'America Latina?

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    1. Voglio assolutamente leggere anche del Cile, è una vergogna questo 'silenzio'.. Ho chiesto a mio padre e mi ha narrato un sacco di cose.. Però per la nostra generazione è andato tutto un po' perduto.. -_-
      Esattamente, non è che non c'è.. Ma non è nemmeno servito su un piatto d'argento!! Che vergogna!

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  2. posso permetteremi di consigliarti altri due libri?

    I vent'anni di Luz è un bellissimo romanzo mentre Estela Carlotto una nonna di plaza de mayo (l'autore Javier Folco) è una delle sue poche biografie autorizzate, è quasi un saggio, più storico ma molto discorsivo. Io ho avuto modo di conoscere l'autore e chiacchierare con lui di questi temi e mi ha aiutato a contestualizzare meglio questi fatti storici

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    1. Ciao Federica!!! Ma certo che puoi, anzi "Devi".. grazie mille!! Segnati, li leggerò al più presto!!!
      :)

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  3. anche io ero rimasta indignata, è vero dovrebbe essere obbligatorio per tutti altrimenti siamo davvero tutti ignoranti

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  4. Davvero complimenti per la recensione!!! Non ho letto questo libro (anche se, una volta tanto, non sono completamente all'oscuro dell'argomento) ma penso che una lettura sia d'obbligo... vedrò di rimediare!

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    1. Oooh, grazie Susi!! Merita davvero!

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